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Sunday Page: Marcello Toninelli su Gil Jourdan

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Ogni settimana su Sunday Page un ospite ci spiega una tavola a cui è particolarmente legato o che lo ha colpito per motivi tecnici, artistici o emotivi. Le conversazioni possono divagare nelle acque aperte del fumetto, ma parte tutto dalla stessa domanda: «Se ora ti chiedessi di indicare una pagina che ami di un fumetto, quale sceglieresti e perché?».

Questa domenica è ospite il fumettista Marcello Toninelli. Classe 1950, esordisce nel 1969 pubblicando sulla rivista Off Side. Nel 1985 fonda il trimestrale di fumetti Fox Trot, su cui pubblica la versione umoristica della Divina Commedia. Nel 1990 inizia una proficua collaborazione con Il Giornalino prima con la serie fantastica Agenzia Scacciamostri e poi specializzandosi nelle parodie a strisce umoristiche dei classici della letteratura (Iliade, Odissea, Eneide e Gerusalemme liberata). Negli anni ha collaborato con realtà editoriali come Topolino, Lanciostory, Skorpio, Zagor, Il Piccolo Ranger, Dylan Dog e Nick Raider.

gil jourdan

Invece di una pagina, vorrei scegliere una copertina (e, a seguire, l’intera storia relativa). Si tratta de La voiture immergée, terzo volume della serie Dupuis dedicata a Gil Jourdan, scritta e disegnata da Maurice Tillieux.

Ho incontrato il detective parigino per la prima volta nel 1962 su Tipitì, un giornaletto in formato quaderno, spillato, a colori (due pagine sì e due no, come usava allora per risparmiare) della Dardo. Il personaggio della testata si chiamava in origine Pirlouit, da un certo momento in poi compagno d’avventure di Johan a cui ruba rapidamente i riflettori.

Nelle storie di Johan e Pirlout (in Italia via via ribattezzati Roland e Tipitì, John e Solfamì ecc.) appariranno poi gli Schtroumpf, su Tipitì tradotti correttamente Strunfi ma divenuti famosi in Italia con la pubblicazione sul Corriere dei Piccoli dove vennero ribattezzati Puffi. Ma dicevamo di Gil Jourdan. Evidentemente anche l’editore Casarotti doveva averci visto qualcosa, se decise di mettere lui sulla copertina del primo numero, invece del titolare di testata.

Come mai hai scelto questa copertina?

Lo scopo della copertina di un fumetto rivolto ai ragazzi è quello di attirarne l’attenzione e suscitarne la curiosità per spingerli all’acquisto. Per questo i protagonisti, da Tex a Akim, da Gim Toro a Zagor, vengono quasi sempre disegnati in situazioni di pericolo, in modo da far nascere nel lettore la voglia di sapere come ha fatto a mettersi in quel guaio e soprattutto come farà a uscirne.

La copertina di Tillieux, da questo punto di vista è perfetta: tre personaggi dall’aria decisamente preoccupata avvinghiati a un’auto dalle portiere aperte in balia delle onde che stanno per spazzarli via! La caratterizzazione dei tre compagni d’avventura è perfetta: il protagonista giovane ed elegante, dall’aria amichevole, intelligente e simpatica; l’anziano brontolone e un po’ ottuso dai grossi baffi color carota e la sigaretta che ne spunta fuori; il pelato dalla testa tonda che si denuncia subito come l’elemento umoristico del terzetto.

Una volta attirati come falene dalla luce abbagliante di questa situazione in copertina, immergersi nella lettura è un’esperienza affascinante. Lo fu per me in modo travolgente: un disegno umoristico utilizzato per un’avventura poliziesca tesissima! Mai visto prima! Le automobili disegnate in modo coerente col resto delle scelte grafiche, ma così precise, così perfette fin nei minimi particolari da apparire più vere di quelle disegnate in modo realistico; e Parigi e i paesini della provincia francese, così perfetti, così capaci di trasportarci in un “altrove” lontano dalla nostra provincia italica e così credibile da farci sentire esattamente lì.

E non parliamo della storia: Tillieux era un mago nella costruzione di intrecci appassionanti con continui colpi di scena e vere e proprie invenzioni narrative per tirare il suo personaggio fuori dai guai in cui si divertiva a infilarlo con infinita fantasia. Non a caso l’editore belga fece carte false (pare che per dimostrargli che il suo disegno non piaceva ai lettori, fosse arrivato a tenere in magazzino tre quarti della tiratura di un volume di Gil Jourdan) per far sì che si dedicasse solo alla sceneggiatura.

Dopo aver letto quell’avventura su un giornaletto acquistato da mio fratello e poi da lui venduto in età adulta, appena ho potuto mi sono acquistato il brossurato originale e, recentemente, sempre in francese, anche l’Integrale per recuperare la primissima avventura che mi mancava.

Beh, a distanza di 45 anni quella copertina (che i grafici della Dardo chissà perché avevano invertito specularmente) e quella storia continuano ad affascinarmi, divertirmi ed entusiasmarmi come quando ero un adolescente aperto a ogni novità e meraviglia. E ne sarò grato finché vivo a Maurice Tillieux, per me autore completo geniale e originale come pochi, strappatoci troppo presto; dalle pagine di Gil Jourdan dall’ottusità di Dupuis, e dalla vita da un incidente automobilistico che l’ha portato via a soli 56 anni.

Questa lettura ti ha influenzato anche come autore?

Non saprei dirlo. Ho assorbito così tanto da tutti! Però è una delle cose (un’altra è il Pratt di Ticonderoga che faceva quel personaggio col naso a “pinocchietto” in una storia “seria”) che mi ha “liberato”, facendomi capire in profondità che i fumetti si potevano fare in tutti i modi, che non c’erano limiti, che non eravamo condannati ai fumetti western italici col disegno più o meno raymondiano.

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