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Sunday Page: Sualzo sul “Diario della Stefi” di Grazia Nidasio

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Ogni settimana su Sunday Page un ospite (autore, scrittore, critico, giornalista, editore) presenta una tavola a cui è particolarmente legato o che lo ha colpito per ragioni tecniche, artistiche o emotive. Le conversazioni possono divagare nelle acque aperte del fumetto, ma tutto parte dalla stessa domanda: «Se ti chiedessi di indicare una pagina che ami di un fumetto, quale sceglieresti e perché?».

Questa domenica ospitiamo Sualzo, al secolo Antonio Vincenti. Autore e illustratore, si è laureato in antropologia culturale con una tesi sulla rivista satirica “il Male”. Il suo primo graphic novel, L’improvvisatore, ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura del Festi’BD di Moulins 2009 ed è stato tra i cinque finalisti del Premio Micheluzzi 2010. Ha collaborato con la trasmissione radiofonica di Radio2 Caterpillar; tra le sue opere ricordiamo, Fermo, e, assieme a Silvia Vecchini, Fiato sospeso, Gaetano e Zolletta, Una cosa difficile, La zona rossa e Forse l’amore.

grazia nidasio diario stefi

Hai scelto due pagine invece di una. Come mai?

Contravvengo alla regola della pagina singola per portarne due del Diario di Stefi di Grazia Nidasio, apparse sul Corriere dei Piccoli del 26 marzo 1980, che prendo direttamente dallo scaffale dietro al mio tavolo da disegno.

Sono due pagine perché le storie di Stefi si completavano quasi sempre su una coppia di tavole nelle quali si sviluppava una piccola commedia. Tre anni prima, invece che dall’avventura, dai pirati e dalle astronavi, ero stato soggiogato dalla vita rappresentata, due pagine alla volta, da Grazia Nidasio. Era una vita che riconoscevo, erano i miei amici quelli raccontati e forse ero pure io l’Eziomaria, il biondo, occhialuto e logorroico rompiballe compagno di Stefi. Questa cosa mi appariva più magica di mille racconti fantastici e, se devo rintracciare l’origine della mia voglia di fare fumetti, senza dubbio la ricollego alle storie scritte e disegnate da Grazia Nidasio in quegli anni.

Una delle caratteristiche più forti delle tavole della Stefi, che si collega profondamente a quel tipo di fumetto, è l’eccezionale capacità di recitazione che hanno i personaggi e qui veniamo alle due tavole che ho scelto per questa rubrica.

Disegnatrice di capacità eccelse, Nidasio non ha mancato di offrire anche nel Diario di Stefi momenti di grande raffinatezza visiva, ma il più delle volte si trattava di rappresentare personaggi che dialogavano tra loro, di far girare i suoi testi dal sottile humour ­­- ma anche riflessivi – senza troppi intralci. Quindi la storia prendeva la sua forza dalla recitazione dei personaggi, dal contrappunto al botta e risposta, dal ritmo perfetto di commedia.

Ci racconti un po’ le due tavole?

In queste due pagine la caratteristica di cui parlo è spinta al suo massimo, in scena ci sono sempre e soltanto due personaggi, Stefi e l’Ezio Maria, che battibeccano come al solito.

Tutto si sviluppa seguendo prima il filo dei pensieri di Stefi, per poi sfociare nel dialogo tra gli attori. La vignetta di apertura, molto grande, che raccoglie anche il titolo, è già un capolavoro di finezza: in un attimo siamo già dentro l’appassionata e rumorosa masticazione di un panino da parte di Stefi (che con un gesto futurista ci mostra anche l’affetto per il cane Ubu). Pur avendo così poco spazio a disposizione, Nidasio si prende altre due vignette, silenziose e di soli gesti, per farci vivere appieno l’idillio e al tempo stesso farci sentire immediatamente la minaccia del rompiscatole che interverrà lì a poco.

A metà della prima pagina cominciano le scaramucce tra i due e vi prego di notare come tutto sia condotto dalla mimica calibratissima dei personaggi, messa in evidenza dal fatto che sparisce anche il fondale minimale delle prime vignette (il muretto sul quale sono seduti e il cane).

Nella seconda pagina si arriva al motivo per cui ho scelto questa storia. Tutto ora è affidato all’espressività fisica del personaggio, il testo viene messo fuori dai balloon, quasi a invertire il rapporto di prevalenza (prima guarda e poi leggi) è tutto movimento e onomatopee, ci sembra di sentire l’aria muoversi per movimenti scalmanati della spiegazione da invasato dell’Ezio Maria.

Dopo tre strisce di questo teatro l’Ezio Maria, sazio di spiegazioni, torna al suo status di piccolo snob. Mi fa impazzire il fatto che lui non la guardi nemmeno, sicuro nelle sue affermazioni, mentre Stefi continua a cercare il contatto visivo. L’ultima striscia, come sempre, condensa l’umorismo della storia in una riflessione “sociologica”.

Dentro queste due pagine c’è tutto quello che ho cercato di imparare per fare i miei fumetti: la densità narrativa, in due pagine possono succedere un sacco di cose anche senza dover affogare il lettore di testi scritti. La costruzione dei personaggi, la personalità, la recitazione, il ritmo.

Ti ricordi come e quando hai scoperto questo fumetto?

La Stefi è entrata in casa mia passando dal lettone dei miei genitori, perché era lì che avevo diritto di stare quando ero malato. Un altro benefit di cui potevo disporre durante le giornate passate a letto con la febbre era l’acquisto di fumetti in quantità esorbitante. Li portava mio papà quando rientrava per il pranzo, tirandone fuori uno alla volta da dietro la schiena e facendoli cadere sulle coperte, in modo che io potessi contarli.

In una di queste cascate di fumetti, il 7 aprile 1977, c’era anche una copia del Corriere dei Piccoli con la Stefi in copertina che diceva “Ehi… sto correndo a pagina 6!”. Nemmeno a dirlo andai a cercare subito la pagina 6 e fu amore a prima vista. Da lì, per me, è cominciato tutto.

Questo rapporto con la merenda avrà uno sviluppo ironico perché, poco dopo, Nidasio finirà per curare un’importante campagna pubblicitaria del Mulino Bianco. Secondo te questo depotenzia il messaggio finale della storia?

Non credo. Una delle caratteristiche di Grazia Nidasio autrice è stata sempre l’estrema libertà. Non ricordo di aver mai visto i suoi personaggi delle sue storie prestati o piegati a qualcosa che non fosse l’espressione diretta del suo pensiero. Fino all’ultimo la Stefi è comparsa sul Corriere della Sera per parlarci senza peli sulla lingua.

Poi, sicuramente la Nidasio era una professionista, una delle migliori, e come tale è stata chiamata a prestare il suo talento grafico a una committenza che poteva essere molto varia. Non trovo che il suo lavoro abbia subito una diminuzione di valore per questo.

Poi penso anche che, se mai fosse riscontrabile una contraddizione tra questi due canali espressivi (storie e pubblicità su commissione), la Stefi sarebbe di sicuro stata capace di raccontarla. L’occhio allenato a scoprire le incoerenze del mondo adulto e della società contemporanea che Nidasio aveva regalato al suo personaggio, avrebbe colto con umorismo l’accostamento che proponi nella tua domanda senza risparmiare neppure sé stessa.

Leggi anche: Grazia Nidasio alla Jules Verne: Dottor Oss, finalmente ristampato

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