HomeFocusFumettoStoriaDa Alan Moore ad Alfredo Castelli: letteratura e storia si fondono con...

Da Alan Moore ad Alfredo Castelli: letteratura e storia si fondono con il fumetto

-

di Manuel Enrico*

Nell’era dei “cinefumetti” in cui a tenere banco sono formazioni di supereroi come Vendicatori (ormai più noti come Avengers) e Justice League (appena riemersi pure in tv, nella “Crisi sulle Terre Infinite” crossover dell’Arrowverse), sembra normale che esistano storie che riuniscano più personaggi in avventure incredibili. Spesso questi character sono già protagonisti di serie personali, oppure fanno la loro comparsa proprio in questi racconti corali, ma la costante è l’essere nati all’interno dei comics. Come ogni buona regola, però, esistono eccezioni a questo assioma del mondo delle nuvole parlanti: un ruolo rivestito da alcuni titoli, più o meno celebri, che hanno voluto dare vita a delle formazioni di eroi decisamente fuori dagli schemi.

Al centro di queste particolari avventure non sono più protagonisti creati per l’occasione, bensì la formazione di una squadra composta da nomi già celebri per il pubblico, solitamente volti noti della letteratura. La difficoltà nella creazione di queste formazioni è trovare il modo di conciliare le diverse caratteristiche e i punti salienti della tradizione di ciascun personaggio, adattandoli a una nuova dimensione corale in cui ogni “mondo” narrativo di origine trovi la giusta rappresentazione.

Questo particolare filone narrativo – che affonda le radici fino al mito greco degli Argonauti di Ercole e Polifemo guidati da Giasone alla conquista del vello d’oro – fu in particolare sviluppato da Philip José Farmer, che è oggi considerato come il creatore di quella forma letteraria che si può identificare con il caro, vecchio crossover dei fumetti.

crossover letteratura storia fumetto doc savage

Come tutto ebbe inizio

Nel dicembre 1795 quello che è passato alla storia come il meteorite di Wold Cottage si schiantò a poche miglia dal villaggio di Wold Newton, nello Yorkshire. Per l’epoca fu un vero evento, al punto che il meteorite divenne quasi un orgoglio nazionale, oltre a essere un oggetto misterioso che appassionò gli studiosi, che lo analizzarono in tutti modi prima di esporlo al British Museum.

Partendo da questo evento storico, Farmer immaginò che il meteorite avesse avuto un ruolo molto più invasivo nella vita terrestre di quanto gli studiosi compresero all’epoca. Al momento dello schianto, infatti, in zona passavano due carri i cui occupanti vennero investiti dalle radiazioni del bolide, un’irradiazione che porta dei mutamenti al loro DNA. Queste mutazioni ebbero maggior manifestazione nei loro eredi, che vennero graziati di doti inconsuete (intelligenza superiore, forza sovrumana e capacità inusuali), ma che vennero anche spinti a compiere inequivocabilmente grandi imprese o atti di tremenda crudeltà.

Gli occupanti di questi due carri divennero i capostipiti di quella che divenne la Wold Newton Family, un’inconsueta famiglia i cui membri erano nientemeno che i personaggi chiave della letteratura d’avventura che da metà Ottocento sino ai primi del Novecento ebbe grande presa sul pubblico. All’interno della Family, lo scrittore inserì figure come Tarzan, Sherlock Holmes, Phyleas Fogg, Solomon Kane e il Viaggiatore del Tempo, a cui contrappose villain altrettanto pericolosi come Fu Manchu o il professor Moriarty.

I primi capitoli di questa interessante rivisitazione letteraria furono Tarzan Alive: A Definitive Biography of Lord Greystoke (1972) e Doc Savage: His Apocalyptic Life (1973). All’interno di questi due romanzi, Farmer introdusse la linea guida della Wold Newton Family. Per la precisione, la definizione di Wold Newton Family avvenne solo in seguito, quando nel 1997 lo scrittore Win Scott Eckert diede un corpo alla creazione di Farmer in un apposito blog, in cui invitò i lettori a sviluppare ulteriormente il mondo di Farmer, sia creando storie che avessero come protagonisti personaggi noti, sia che al centro delle vicende ci fossero nuove figure anche esterne alla Family, ma che avessero un legame con lei.

L’idea di Farmer ebbe un notevole successo, ma rimase sempre vincolata al medium letterario, diventando però l’ispirazione per uno degli autori di fumetti più estrosi e complessi della storia: Alan Moore.

crossover letteratura fumetto lega degli straordinari gentlemen

La Lega degli Straordinari Gentlemen

Innegabilmente influenzato dalla Wold Newton Family, Moore decise di dar vita a una serie a fumetti i cui protagonisti fossero personaggi celebri della letteratura avventurosa e gotica di fine Ottocento, creando una compagine di eroi che, con arguzia e savoir-faire, sceglie di privare della loro aura eroica, andando piuttosto a mostrarne le debolezze umane. Per arrivare a questo risultato, il Bardo di Northampton non si limita a descrivere le imprese di quest’improbabile squadra, ma cala i suoi personaggi nella società britannica del periodo in modo raffinato e ricercato, costruendo uno sfondo culturale e sociale vivo e credibile.

All’interno della Lega degli Straordinari Gentlemen il materiale originario a cui si ispirò Moore viene quindi rielaborato in quella che diventa una destrutturazione della figura eroica dei personaggi, che sono adeguati a una visione che risente dell’influsso della società del periodo, su cui Moore stende una critica a usi e costumi, esaltandone le ipocrisie e relegando in secondo piano i lati positivi. Il gioco di Moore è utilizzare la sicurezza stessa del lettore, convinto di conoscere alla perfezione figure come Mina Harker o il Capitano Nemo, per creare una dissonanza tra aspettativa e realtà narrativa, offrendo una concezione più umana di queste figure eroiche.

Con la solita dissacrante ironia, Moore gioca con questi punti fermi del lettore. In diverse parti del primo ciclo (oggi raccolto come i volumi seguenti da Bao Publishing) viene messa in scena una sfida dell’autore, andare a cercare quei riferimenti particolari e da vero cultore dei personaggi, dai passaggi cinematografici sino alle allegorie con cui viene derisa una figura popolare come Babbo Natale (e un certo brand dell’industria del beverage che lo sfrutta puntualmente ogni anno…).

Nell’esordio di questo ensemble pre-supereroico assistiamo alla nascita di una compagnia di uomini e donne dalle particolari abilità. Una divisione misteriosa dei Servizi Segreti di Sua Maestà, sotto la guida del misterioso Mister M, incarica l’agente Campion Bond di reclutare persone dalla capacità fuori dal comune, come protettori di Albione. I prescelti sono miss Mina Murray (da Dracula di Bram Stoker), Allan Quatermain (da Le miniere di re Salomone di Henry Haggard), Dr. Jekyll & Mr. Hide di Robert L. Stevenson, il Capitano Nemo (da Ventimila leghe sotto i mari e altri romanzi di Jules Verne) e Hawley Griffith (ispirato a L’uomo invisibile di H.G. Wells). Toccherà a loro fermare un complotto che cerca di sovvertire l’ordine dell’impero.

La squadra capitanata da Murray, dopo aver recuperato anche i più recalcitranti membri, deve affrontare la minaccia del Dottore, mente criminale che mira a prendere il dominio di Londra e poi del mondo. Tra colpi di scena e rivelazioni esplosive, La Lega degli Straordinari Gentlemen si sviluppa con un ritmo narrativo intenso che non dimentica di sviluppare a dovere le psicologie dei personaggi.

Moore è abilissimo nel dosare il suo solito spirito dissacrante e, a volte, eccessivo, trovando un equilibrio tra la dimensione avventurosa e il suo spirito critico. Pur essendo ambientato sul finire dell’Ottocento, il ritratto non proprio lusinghiero della società britannica del periodo non rimane fine a se stesso, ma viene esteso anche ad alcune pecche contemporanee, che pur minimizzate rispetto al passato sono ancora decisamente presenti.

letteratura storia fumetto

Nei dialoghi e negli atteggiamenti dei protagonisti emerge pienamente l’esser figli di quel periodo, tra uomini misogini e violenti e donne decise a ribaltare una condizione di spudorata sudditanza che andrebbe abolita. Moore, tramite i suoi personaggi, riesce così a risultare sia razzista e misogino che liberale e progressista, in un atteggiamento quasi neutro che si presenta come un invito a riflettere esteso al lettore.

Aiuta non poco l’idea di non limitare la narrazione al solo fumetto, ma espanderla con una serie di racconti, principalmente con protagonista Quatermain, che approfondiscono l’animo dei personaggi e l’ambientazione (come già in Watchmen). Lettura interessante, perché scritta con un gusto dell’avventura che ricorda molto lo stile del periodo di appartenenza dei personaggi, nella scelta lessicale quanto nei dialoghi, impostati e a volte lievemente caricaturali di una lettura avventurosa classica e lontana.

Questa espansione del mito dei suoi personaggi all’interno del loro medium originario è un ottimo modo per mostrare l’intenso lavoro di ricerca e studio da parte di Moore, che riesce a espandere il proprio universo narrativo mantenendosi quanto più possibile fedele agli originali, ricorrendo anche a trovate divertenti quali finti manifesti pubblicitari vittoriani e penny dreadful creati ad hoc. Lo sceneggiatore non si limita a coinvolgere i suoi personaggi nel proprio universo, ma crea un intero microcosmo di riferimenti alla letteratura britannica di fine Ottocento, che viene esaltata da richiami e inside-joke che diventano una vera e propria sfida per i lettori. Da L’isola del dottor Moreau e La guerra dei mondi di H.G. Wells sino a John Carter di Edgar R. Burroughs, le citazioni sono decine (minuziosamente raccolte nella guida non ufficiale Eroi e Mostri dalla Magic Press).

L’inventiva di Moore viene esaltata da Kevin O’Neill. Anatomie dei personaggi sono esagerate, caricaturali, con un’espressività dei volti capace di trasmettere la profondità emotiva delle situazioni sono i mezzi con cui il disegnatore cerca di interpretare al meglio le suggestioni di Moore. Che sia al servizio delle atmosfere nei bassifondi al Cairo o i quartieri malfamati della Chinatown londinese, la grinta artistica di O’Neill tocca vette incredibili nella battaglia finale, infiammando i cieli londinesi con uno scontro vivido e appassionante.

I primi due volumi della Lega degli Straordinari Gentlemen sono un’ottima interpretazione delle linee guida indicate dalla gestione (espansa) della Wold Newton Family, portate a un livello più maturo e complesso, in cui Moore si lancia appieno: inizialmente mantenendo un ottimo controllo sulle linee narrative, salvo poi perdere un po’ la rotta negli ultimi volumi (ma dopo il conclusivo La tempesta, questo mese la Bao pubblica in volume unico la trilogia spin-off Nemo) e lanciarsi in una costruzione narrativa esigente e fin troppo estrosa, anche per i suoi standard.

Gli esempi italiani

Anche il fumetto italiano ha dato ottimi esempi di storie che seguono la tradizione della Wold Newton Family. In Bonelli, ad esempio, abbiamo assistito alla nascita della collana Storie da Altrove, in cui personaggi storici e letterari sono stati coinvolti grazie ad Alfredo Castelli e soprattutto a Carlo Recagno, dalla mysteriosa organizzazione conosciuta sulle pagine di Martin Mystère in indagini inquietanti, che hanno però mantenuto una certa attinenza con quanto il lettore conosce di questi personaggi.

letteratura storia fumetto

Di recente, una declinazione di questo genere narrativo è stata introdotta anche nel Maxi Zagor, dove I racconti di Darkwood sono stati resi una sorta di antologia racchiusa da una storia di cornice in cui sono presenti personaggi storici che incontrano lo Spirito con la Scure.

Oltre alle redazioni di via Buonarroti abbiamo altri interessanti casi, come Emilio Salgari e l’acqua portentosa, in cui il Collettivo Nasone e Cyrano Comics immaginano che il celebre scrittore italiano sia coinvolto in un’avventura al fianco di Buffalo Bill, in cui mistero e magia hanno una componente importante ma che non priva i personaggi della loro veridicità storica. Arrivato a tre volumi, il ciclo di storie con protagonista Salgari è una lettura divertente e leggera, in cui Enrico Martini ci coinvolge in avventure appassionanti.

In Italia attendiamo gli sviluppi di Tesla and the Secret Lodge, progetto guidato da Andrea Corbetta (già autore di The Professor), che con Garage Autoproduzioni vuole raccontare i misteri che unirono Nikola Tesla, Wyatt Earp, Mark Twain e Marie Curie. Presentato in anteprima con un n. 0 alla scorsa Lucca Comics & Games, l’opera promette di essere l’interpretazione più dettagliata e curata del concept della Wold Newton Family nel fumetto italiano. Staremo a vedere, nel frattempo buone letture a tutti!

*La versione integrale di questo articolo è disponibile sul mensile Fumo di China 295, ora in edicola, fumetteria e online.

Questo articolo ti è piaciuto?

Su Fumettologica puoi leggerne molti altri, e magari scoprire qualche fumetto che diventerà il tuo preferito. Se ti piace quello che facciamo e ti interessa sostenerci puoi scegliere di abbonarti. Facendolo non solo ci aiuterai a creare quello che stai leggendo, ma avrai accesso anche a diversi contenuti esclusivi.

Ultimi articoli