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“PK – Un nuovo eroe”: una ripartenza che non parte

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Estate 2014. Topolino pubblica gli episodi di Potere e potenza, il ritorno in grande stile della saga di PK, e sui social si alzano le voci dei Pkers (i fan di PK) che chiedono una nuova collana regolare. Non vengono ascoltati: il mercato non lo permette, le storie usciranno sul settimanale e poi ristampate in volume.

Autunno 2019. A Lucca Comics & Games viene presentato in anteprima il primo albo cartonato di una nuova serie inedita di PK, con periodicità quadrimestrale (circa). Si intitola Un nuovo eroe, ai disegni presenta il veterano della saga Alberto Lavoradori mentre ai testi propone Roberto Gagnor, alla sua prima prova con il personaggio. Com’è andata? Mettiamola così: forse, se avesse saputo che il risultato di quell’appello sarebbe stata questa storia, la comunità dei fan pikappici non avrebbe insistito così tanto, cinque anni prima.

pk un nuovo eroe fumetto disney

Dove eravamo rimasti

Diciamolo subito: la nuova storia di PK è una delusione. I disegni non sono al livello al quale i lettori si sono abituati, la trama è banale, i testi sono poco incisivi. Quello che avrebbe dovuto essere il suo punto di forza, ovvero l’essere in continuity con tutto quanto visto prima, ma slegato dai soffocanti filoni narrativi preesistenti, è la sua debolezza. È un albo che sembra avere poco a che fare con quanto visto nei 23 anni precedenti, insomma.

La saga di Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio si era conclusa nel marzo 2018 con un paio di episodi poco soddisfacenti, in cui gli autori sembravano rimasti imbrigliati nelle loro stesse invenzioni. L’orizzonte degli eventi era una chiusura abbastanza frettolosa e ingessata delle trame rimaste aperte da PK2 (la seconda serie, come sa chi ha consultato la nostra guida a PK) e a quelle imbastite da Artibani su Topolino.

Intanto, il team artistico formato da Alessandro Sisti e Claudio Sciarrone si era un po’ smarrito in episodi scollegati tra loro, anche molto buoni come l’ultimo uscito, Droidi, ma che raccontavano dettagli di un affresco generale o aprivano scenari che chissà se saranno mai esplorati.

Il risultato di questo lavoro privo di particolare attenzione al coordinamento è stato il ritorno per Paperinik allo status quo dei “tempi d’oro” di PKNA (la prima serie, 1996-2000). Il personaggio di Uno, spento all’inizio di PK2, è tornato al suo fianco. I viaggi nel tempo, chiusi in PKNA #43, sono di nuovo possibili. Il sacrificio di Xadhoom, trasformatasi in stella per salvare il suo popolo, è stato cancellato e lei è ancora in giro per il cosmo a friggere Evroniani. E anche loro, i nostri alieni succhiaemozioni preferiti, sono in circolazione: Sisti ha infatti raccontato che, dopo la caduta di Evron, si sono organizzati in sciami e continuano a razziare l’universo. Sarebbe stata la tela bianca perfetta per qualunque storia di PK.

Un libro di poco spessore

Come dei geologi, procediamo con metodo al carotaggio del nuovo PK. Di solito non uso immagini di questo tipo, lo so, ma stavolta mi è venuto naturale: la copertina di Andrea Freccero, colorata da Max Monteduro, rappresenta un Paperinik armato dello scudo extransformer in modalità supertrivella. Sullo sfondo, una miniera su pianeta alieno (o una cava di sabbia del basso lodigiano, non è molto chiaro).

I problemi del volume partono già da qui. L’illustrazione del nuovo supervisore artistico delle testate Disney di Panini, impeccabile come sempre dal punto di vista tecnico, non racconta però nulla, non spinge ad aprire, men che meno ad acquistare l’albo. Avrebbe potuto essere la copertina di Paperinik e altri supereroi 1382 e sarebbe andata ugualmente bene. È anonima e – scopriremo alla fine della lettura – non è praticamente collegata con ciò che accade nella storia.

Sì, Paperinik fa il minatore in una miniera aliena, e nei disegni della storia si vede un trivellone simile, ma il tutto si ferma lì. La baracca dei magütt sullo sfondo ha poco in comune con quelle fantascientifiche delle pagine interne, e i nuovi comprimari non compaiono. Mah.

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Immaginiamo, però, che nuovi lettori e veri Pkers superino la diffidenza per la copertina e prendano in mano il volume. Cartonato, ricordiamolo: dovrebbe essere un’edizione di pregio. Lo guardano bene, lo soppesano. È leggero, poco spesso e più basso delle edizioni precedenti, ma decidono di sorvolare: 44 pagine sono poche in meno rispetto a un Asterix o a un Lucky Luke, e il prezzo è decisamente più basso.

Lo aprono. Non trovano nemmeno un frontespizio, né un editoriale. Un nuovo eroe inizia a pagina 1 (3, in realtà, conteggiando anche la copertina) e termina nell’ultimo foglio del libro, senza alcun apparato redazionale a corredo. Sarà l’abitudine agli extra che comparivano su PKNA, PK2, Topolino e Deluxe, con schede dei personaggi, rubriche sulle tecnologie, interviste agli autori, studi… Di fatto, questa volta, non c’è una cura del prodotto, dei suoi paratesti e del tono di voce, storicamente diverso dal prodotto disneyano standard: è solo il nuovo episodio di una serie di Paperinik contro gli alieni.

È chiaro come questo cambio di formato sia sintomo di una mancanza di valorizzazione editoriale. Forse per comprensibili ragioni economiche, l’editore ha scelto un nuovo formato per PK, dopo gli spillati, le ristampe Giant, Topolino, i cartonato Deluxe e addirittura la Super Deluxe di Evroniani. Il papero mascherato, che sembrava aver trovato una nuova casa – un’identità cartotecnica di maggior valore – nei cartonati di grande formato, si ritrova di nuovo sfrattato e sbattuto in un bilocale di periferia.

La potenza è nulla senza il controllo

Ma lasciamoci alle spalle la superficie e penetriamo all’interno. L’ho già scritto, Alberto Lavoradori o lo si ama o lo si odia. Il suo stile è strano, difficile da digerire, frutto di ricerca, gusti ed evoluzione completamente personale. Chiamarlo a lavorare su un albo così importante è stata una scelta rischiosa, per quanto apprezzata da alcuni (incluso il sottoscritto): Panini lo sapeva e la copertina normalizzante di Freccero lo dimostra. Ma era il nome giusto, il veterano per eccellenza, l’autore del design della maggior parte dei personaggi e dei disegni di PKNA #0, perfetto per affiancare il primo nuovo sceneggiatore di Pk dall’ormai lontano 2001.

Questa volta, però, anche un paladino del lavoradorismo quale sono, con tutta l’adorazione per il dinamismo che riesce a dare ai personaggi grazie alle linee squadrate e alle deformazioni esasperate, ha avuto serie difficoltà nella lettura. Il problema è di leggibilità: queste tavole di Lavoradori sono confuse. Ci sono momenti in cui non è chiaro quello che succede, perché le linee si fondono e i personaggi non sono riconoscibili.

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A volte basterebbe una vignetta in più per fissare meglio la scena; altre, una colorazione più attenta a differenziare i piani (il colorista – anonimo – non è Monteduro, che ha fissato nel 1996 palette e grafica della serie, e lo si vede dal risultato). Sembra che il disegnatore abbia lavorato di fretta, “tirando via” su uno stile già minimale come il suo, e senza una supervisione che gli facesse notare cosa non funzionava.

Le sue qualità riescono comunque a emergere in un aspetto fondamentale per un fumetto di fantascienza, aspetto che – ne ho già accennato – è sempre stato un suo punto di forza: il character design. Lavoradori popola la sceneggiatura di Gagnor di creature aliene bizzarre, con il suo stile che fonde la morbidezza di Cavazzano con la visionarietà di HR Giger e, perché no, svolazzi del tratto ai limiti del cubismo: alieni elefanti-lumaca, un carro armato roditore, addirittura un nuovo design per gli evroniani.

I suoi studi, quasi 30 anni fa, avevano dato forma ai superiori evroniani con due teste, una delle quali, quella parlante, in punta alla coda. Adesso crea tre creature in simbiosi, due guerrieri muti e un comandante simile a una sciarpa con becco e piedini. Creature che riescono a essere buffe, stranianti e minacciose al tempo stesso.

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Il nuovo arrivato

E arriviamo al cuore del nuovo albo di PK. Quando Panini ha annunciato il nome dello sceneggiatore, in molti siamo rimasti stupiti: Roberto Gagnor è un ottimo scrittore di commedie, spesso con un interessante approccio didattico, ma non ha praticamente mai scritto storie avventurose. Ha all’attivo due soli kolossal disneyani degni di nota, Topolino e il passaggio al Tor Korgat e Raceworld, la prima ottima, così come i disegni di Giorgio Cavazzano, la seconda meno riuscita, nonostante gli effetti artificiali di Claudio Sciarrone.

Senza addentrarci in cavilli da Pkers (ma arriveranno più avanti, se non temete), il difetto principale di Un nuovo eroe è la storia stessa. La trama, in poche parole: Paperinik finisce su un pianeta alieno dove si trova una miniera di un materiale bramato dagli evroniani, si guadagna la fiducia dei minatori e guida una rivolta. Già sentita? Siete in buona compagnia: personalmente ricordo addirittura una storia di Tiramolla che partiva da uno spunto simile.

Il limite scende dal soggetto a cascata, e in 44 pagine non si trova un momento di sorpresa, un colpo di scena che non sia prevedibile, una soluzione fresca. La storia parte con una pretestuosa citazione da PKNA 0 Evroniani, tentativo stonato di captatio benevolentiae pikersium, e si chiude con un codino per lanciare l’albo in uscita in primavera, senza che nel mezzo sia successo nulla di appassionante. Più che il pilota di una nuova serie, che deve avvincere i lettori, sembra l’introduzione di un primo albo.

Sopra, sequenza da PKNA 0, sotto la citazione dalla nuova storia.

Ciò che però è davvero fuori fuoco nella storia è l’approccio complessivo. Chi ha letto PK sa che la serie è serissima, pur avendo come protagonisti animali antropomorfi e mostriciattoli variamente assortiti. Il tono, a volte, è addirittura epico. La comicità è presente ma limitata a due occasioni: come battute ironiche per stemperare, o come umorismo demenziale, spesso nonsense, relegato quasi completamente alle rubriche.

L’approccio di Gagnor è invece all’opposto del tono della serie. Lo sceneggiatore sembra imbastire una trama buffa – una storia di Paperinik nello spazio, appunto – in cui inserire qualche momento più tosto. Ed è un mix che non funziona. Tanto che anche una tavola pensata per essere un momento pieno di pathos, sulla scia di pagine di storie come Trauma o Potere e potenza, risulta invece fuori luogo.

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Come ha ampiamente dimostrato lo status di cult che ha investito la serie negli anni, PK è – disneyanamente parlando – una materia delicata. Forse perché è stato trattato solo da pochi autori (Sisti e Sisto, Artibani, Enna, Faraci e Cordara hanno scritto la quasi totalità delle storie), possiede una forte unità tematica, nonostante gli stili diversi degli sceneggiatori. Ciò che lo distingue dalle storie classiche di Paperinik, inoltre, è una serrata continuity, che non si limita a tessere filoni che si snodano in tutta la serie, ma garantisce anche che non ci siano elementi in disaccordo tra un numero e l’altro: ogni cambiamento dello status quo va spiegato, nulla è dato per scontato. PKNA ha creato un’ambientazione chiara e una serie di rapporti precisi tra i personaggi che non possono essere scardinati.

Gagnor ha cercato di ritagliarsi una propria libertà spostando l’azione fuori dal mondo noto, in un planetoide lontano da Paperopoli nel tempo e nello spazio. È una scelta più che legittima, che non va a interferire con quanto scrivevo prima: una delle storie migliori della prima serie, ad esempio, è I mastini dell’universo (PKNA #27, Sisti e Sciarrone). È completamente slegata dalla continuity principale e vede Paperinik agire con personaggi nuovi, molti dei quali non torneranno più.

Il problema si pone, però, quando lo sceneggiatore torinese fa compiere ai personaggi che già conosciamo azioni che contravvengono alla logica della serie. Un esempio su tutti, dei tanti che si trovano in Un nuovo eroe: in PKNA #1 Uno ha grandi difficoltà a rintracciare un’astronave evroniana nell’orbita di Venere e in PKNA #27 non capta il segnale dello scudo quando Paperinik si allontana brevemente dalla Terra; com’è possibile che in Un nuovo eroe risalga senza fatica alla sua posizione quando è disperso nello spazio e addirittura nel tempo?

Ancora una volta si potrà ribattere che noi Pkers siamo troppo pignoli, troppo fandom, troppo «poche ragazze da quelle parti», e così via. La nostra risposta? Forse non siete dei lettori attenti, e non avete capito che gran parte della forza di PK è l’aver creato un mondo coerente e che i lettori più fedeli si aspettano che sia rispettato.

Quel che emerge dalla lettura di Un nuovo eroe, in poche parole, è una superficialità di fondo. Una promessa non mantenuta, o un disinteresse per il cuore del prodotto. Ciò che rendeva unica la serie non è stato rispettato, che sia per fretta, per cercare di smarcarsi dal già visto o per la ricerca di soluzioni più semplici. Ma 23 (ventitrè) anni dopo il debutto di una serie/saga/mondo che ha generato uno dei più calorosi e imprevisti cult del fumetto popolare italiano, i Pkers sono ormai gente paziente. Che aspetterà la primavera 2020, quando è prevista l’uscita della seconda parte della storia, per leggere ancora. Sperando di ritrovarsi tra le mani una storia migliore.

Pk – Un nuovo eroe
di Roberto Gagnor e Alberto Lavoradori
Panini Comics, novembre 2019
Cartonato, 44 pp., colore
€ 9,90

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