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Ernie Pike, il luogo dell’umanità nella guerra di Oesterheld e Pratt

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«Quel giorno avevo visto uccidere a sangue freddo un uomo, un soldato…  Questo mi spinge a scrivere, volevo liberarmi di tutta quella morte, di tutto… So bene che questa storia non la comprerà Life Time né nessun’altra testata che si rispetti. È forse una storia amara, anche se, credo, c’è del buono nell’eroismo… una storia con quel tanto di grigio che hanno le storie vere. Una storia senza né buoni né cattivi. Ma con un vero cattivo. Un super cattivo. Il più odioso di tutti: la guerra!»

ernie pike hugo pratt

Così comincia Franchi tiratori, la prima storia (di trentaquattro) presente all’interno del volume Ernie Pike edito da Rizzoli Lizard. Un libro corposo che raccoglie tutte le vicende del personaggio (comprese alcune illustrazioni e tavole mai pubblicate fuori dall’Argentina) scritte negli anni Cinquanta da Héctor G. Oesterheld e disegnate da Hugo Pratt. Un personaggio fumettisticamente affascinante, Ernie Pike. Non un eroe, appunto, e a ben guardare nemmeno il protagonista del volume che prende il suo nome. Semmai un testimone, un intellettuale che raccoglie le cronache di uomini – soldati più o meno valorosi, partigiani anziani e stanchi, ragazzini costretti dal caso a uccidere loro coetanei per salvarsi la pelle – coinvolti loro malgrado in quel gran spartiacque del Novecento che fu la Seconda guerra mondiale.

Pur prendendo spunto dal cronista americano e premio Pulitzer Ernie Pyle, corrispondente da Londra durante i bombardamenti del 1940 e poi in Africa, Sicilia, Italia centrale, Francia e nelle isole del Pacifico, dove morì nell’aprile del 1945, il personaggio di Ernie Pike mostra invece tratti evidenti del suo autore, di cui incarna la curiosità, la tensione morale, l’urgenza di raccontare senza cedere alla cruda spettacolarizzazione dei fatti o al giudizio sulle persone, ma cercando di trovare un senso e uno scopo a quella cosa dolorosa chiamata guerra, il vero protagonista di queste storie, il più cattivo e il più odioso di tutti.

Il fumetto ha raccontato spesso la guerra: la specificità del lavoro di Oesterheld e Pratt è il loro punto di osservazione. La scelta di un personaggio-narratore consente allo sceneggiatore argentino di esporre senza tanti preamboli i vari teatri della Seconda guerra mondiale, filtrandoli attraverso un unico punto di vista, che poi è il suo. Ernie Pike è presente al processo di Norimberga, è in mezzo ai combattimenti tra i tank in Africa, e a Lawa, un atollo sperduto nel Pacifico, è in fondo al mare a raccontare della strenua difesa dei subacquei alleati contro gli uomini rana italiani.

È con i diciassette dell’Abetaia, soldati brasiliani che si trovarono di fronte l’esercito tedesco in fuga dall’Italia dopo l’armistizio. È in Nuova Guinea, a Pearl Harbour, e in Normandia, durante lo sbarco che cambiò il destino della guerra. La sua presenza, spesso marginale rispetto ai fatti, si interpone come guida per il lettore e ne focalizza l’attenzione sulle vicissitudini e sui caratteri dei personaggi coinvolti, su un’umanità mai doma e sempre perdente, tutti in varia misura vittime di una guerra che non hanno voluto.

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A contrappunto del testo, il segno di Hugo Pratt, non ancora maturo ma già fortemente evocativo e potente, assistito dai colori di Patrizia Zanotti, Laura Battaglia e Maru Leone, esprime con pochi tratti la ruvidezza degli scenari, mostrando in certi episodi una sintesi di grande efficacia, quasi vicina a certo astrattismo.

Ernie Pike è ovviamente l’alter-ego di Oesterheld: non solo per il naso prominente, che Pratt decide di affibbiargli per connotarlo visivamente, ma anche perché la sua voce di tradisce spesso il punto di vista del suo autore e svela l’intento con il quale Oesterheld affronta il suo mestiere di narratore. Come ben argomentato nell’introduzione del volume, firmata da Paolo Interdonato e Boris Battaglia, Ernie Pike fu solo il primo passo di una riflessione che Oesterheld proseguì con Mort Cinder (dove il narratore – immortale – è egli stesso protagonista e testimone diretto dei fatti storici che racconta) e con L’Eternauta (in cui il protagonista narra un’invasione aliena dal suo punto di vista, di cittadino argentino negli anni Cinquanta): Oesterheld, da narratore maturo qual è, ha ben chiara la sua responsabilità nei fatti che racconta.

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Il suo approccio (che in seguito pagherà a caro prezzo, con la vita) non è mai neutro, ma risente di una costante tensione etica che riguarda anche il suo ruolo di cronista e scrittore, inserito all’interno di un meccanismo oppressivo di cui la guerra non è che l’espressione più violenta. Eppure questa consapevolezza non impedisce a Oesterheld di credere nell’importanza del proprio mestiere.

In un’altra storia del volume, Ernie Pike si pone una domanda che suona come una dichiarazione di principio: «Ci deve essere un luogo dove queste tragedie, fatte di coraggio e incontri mancati, vengono segnate come punti a favore della specie umana». Questo luogo, che Ernie Pike si chiede dove sia, forse è proprio il fumetto che porta il suo nome.

Ernie Pike
di Héctor G. Oesterheld e Hugo Pratt

traduzione di Francesco Satta
Rizzoli Lizard, luglio 2019
Cartonato, 460 pp., b/n
39,00 €

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