Pubblicato originariamente nei primi anni Settanta su Weekly Playboy, Shurayuki-hime (tradotto in inglese come Lady Snowblood) è la seconda grande prova come sceneggiatore di Kazuo Koike, che qui si avvale delle matite di Kazuo Kamimura, prematuramente scomparso a metà anni Ottanta all’età di 46 anni. Il nome di Kazuo Koike è legato indissolubilmente a Kozure ōkami (Lone Wolf and Cub), opera in cui getta le basi dello shura, l’archetipo del ronin privo di ogni forma di sentimento – se non di una forte etica derivante dal bushido – e totalmente votato ad un’improrogabile vendetta.
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Lady Snowblood, forte di una lunga tradizione, declina questo ideale in chiave femminile, concentrandosi sulla figura dell’algida e letale Yuki. Come evidenziato da Paolo La Marca nella postfazione al secondo volume dell’opera, il personaggio di Yuki «potrebbe essere il risultato di un insieme ordinato di alcune variabili dipendenti: la figura della dokufu (la donna malvagia e vendicativa) da una parte e del koroshiya (l’assassino) dall’altra.»
La poetica sanguinaria di Koike, quindi, fa uso di stilemi già adottati dal teatro No e dai tsuzuki-mono (racconti a puntate, diffusi in epoca Meiji e simili ai gesaku, termine con cui si indica la letteratura popolare e di intrattenimento), ma senza dubbio segue quel filone inaugurato da Shirato Sanpei, che pur sposando l’estetica cruda e adulta del gekiga, decide di ambientare le sue opere nel passato, usandolo come cartina tornasole del presente. E dopo il già citato Lone Wolf and Cub, Koike sceglie il jidaigeki (il dramma storico) per ambientare le vicende della sua (anti)eroina.
Grazie ai disegni e all’esperienza di Kamimura, Koike tratteggia un personaggio ambiguo, che si muove tanto negli ambienti sordidi della yakuza, quanto tra i ceti più abbienti, portando a termine missioni all’apparenza suicide. L’unica ancora di salvezza per Yuki è il desiderio di vendetta che muove ogni sua azione. Vendicare la morte dei suoi genitori, soprattutto della madre, morta in carcere mentre la dava alla luce, con l’unico obbiettivo di farne una shura, un demone della vendetta.
Il successo della serie fu immediato, anche grazie alla riduzione cinematografica, diretta da Toshiya Fujita e interprata da Meiko Kaji, e generò decine di imitazioni – un filone di donne vendicative e assassine – che influenzò notevolmente Quentin Tarantino durante la lavorazione di Kill Bill. Infatti, la fama del gekiga di Koike e Kamimura è legato soprattutto all’influenza esercitata sul cineasta americano. In realtà, al di là di tutto ciò, Lady Snowblood è un’opera che brilla di luce propria, anche e soprattutto grazie alle matite di Kamimura.
Nei suoi 15 capitoli, Koike intreccia diversi registri, alternando il presente e il passato, facendo emergere dal silenzio della protagonista le vicende che hanno determinato la lunga spirale di violenza in cui è precipitata, ma intrecciando a queste un’aspra critica sociale e politica. Gli spunti di critica derivano essenzialmente dalla convivenza forzata tra la cultura occidentale e quella nipponica. Le reazioni nazionalistiche e il clima di confusione morale, derivante da un’immotivata corsa verso l’occidentalizzazione sono il fulcro su cui Koike costruisce le trame, colme di truculenza, erotismo e nichilismo. Il ritmo drammatico è sostenuto con forza dal tratto raffinato e cinematico di Kamimura, che opta per soluzione che strizzano l’occhio al cinema, ma senza dimenticare l’iconografia classica. Il corpo della protagonista è sempre esposto, ma senza cadere nel bieco vouyerismo. Kamira conversa una raffinata forza anche quando si sfiora gli eccessi erotici e si mostrano rapporti saffici e sado-maso.
Il genio di Kamimura è nel sapiente uso dei registri: gli scontri veloci e l’azione drammatica vengono alternati con lunghe sequenze silenziose e poetiche, piene di carica simbolica. Basterebbe la lunga sequenza iniziale dell’undicesimo capitolo: la marcia silenziosa lungo i binari alla ricerca del maestro Gaikotsu è forse tra i momenti migliori. La costruzione della tavola si verticalizza assecondando la fuga infinita della prospettiva. Ma, ogni capitolo è costellato di soluzioni di indubbio fascino e sagacia.
Il merito di aver finalmente pubblicato in Italia, quest’importante lavoro di Koike va a J-Pop, che hanno confezionato un’edizione curata da Paolo La Marca, professore di lingua giapponese presso la facoltà di Lingue e Letteratura straniere dell’Università di Catania e la Scuola superiore per Mediatori Linguistici di Reggio Calabria, le cui note e approfondimenti permettono di cogliere i diversi riferimenti alla storia e alla tradizione dell’epoca Meiji.
Lady Snowblood vol. 1-2-3
di Kazuo Koike e Kazuo Kamimura
J-Pop, 2014
Cofanetto, 1002 pag., €22.50